Brevetto o non brevetto?
Inviato: sab 15 nov 2008 1:24 pm
Cari amici
Qualcuno di voi ha gia avuto modo di brevettare qualcosa?
Vorrei portare quella che è stata la mia esperienza in materia, e condividere con voi alcune riflessioni sull'utilità o meno di brevettare un'idea.
Parto subito spiegando innanzitutto quale è stata la mia idea e come sono arrivato alla scelta del brevetto.
Forse qualcuno potrà subito pensare che si tratti di cose che esulano completamente dagli scopi del sito, e si configurino come una ricerca di pubblicità, ma se avrete la pazienza di seguirmi nella esposizione, capirete che non è propriamente così e che invece è una cosa strettamente legata agli scopi e lo spirito del sito.
Ricordate il motto " tutti per uno uno per tutti" ? Ecco questo potrebbe essere lo spirito che mi ha
convinto a mettermi nell'impresa del brevetto.
Per non voler solleticare ulteriormente la vostra curiosità entro subito nel merito di quella che è stata la mia vicenda.
Diversi anni fa ho sofferto di un problema di salute piccolo, piccolo, ma molto fastidioso e dolo-
roso, si tratta del problema delle unghie incarnite, (non so se qualcuno di voi sa di cosa parlo) e cercavo un qualcosa che mi aiutasse a risolvere il problema.
Da lì la ricerca nelle farmacie e nelle sanitarie, ma niente, sembrava che fossi il primo e il solo al mondo con questa patologia.
Allora cominciai a pensare. ci doveva essere un modo (fai da te) per risolvere il problema.
Visto che il fenomeno era prettamente meccanico, (cioè l'unghia molto involuta penetrava ai lati creando infiammazione) si trattava di escogitare un sistema che potesse correggere tale curvatura.
Pensai che la prima cosa da fare fosse procurarmi tutta la documentazione e le informazioni sullo stato dell'arte cosi, attraverso alcuni manuali di podologia, studiai tutto quello che riguardava le patologie del piede e in special modo tutto quello che concerneva la parte che mi riguardava, e nello stesso tempo su internet controllai lo stato dell'arte, cioè tutto quello che la tecnologia metteva a disposizione, strumenti e dispositivi per curare la patologia delle unghie incarnite.
Tutte le soluzioni viste e trovate però avevano un difetto, non erano in commercio direttamente al pubblico, ma seguivano il circuito dei professionisti e per cui sempre da loro bisognava passare per potersi applicare i dispositivi che la tecnologia metteva a disposizione.
Visto che io, maniaco del "fai da te", cercavo qualcosa che mi consentisse di intervenire direttamente in prima persona, preso anche dalla necessità, ebbi finalmente l'idea risolutiva.
Grazie anche al lavoro che faccio (metalmeccanico nel campo della farmaceutica) ideai e costruii
un dispositivo completamente meccanico composto da due piastrine in acc. inox opportunamente curvate che, applicate in cima all'unghia, ne correggono la curvatura e, togliendo pressione sui tessuti, eliminano quasi subito l'incarnimento e, di conseguenza, il dolore e inoltre, tenendolo poi alcuni mesi, rieduca l’unghia a riassumere la sua normale forma fisiologica.
In questo modo io risolsi il mio problema.
Passarono diversi anni e ogni tanto parlavo con persone che soffrivano ancora di questa patologia, per cui mi chiesi per quale motivo non mettevo a disposizione degli altri la mia invenzione, mi sembrava impossibile che io avendo risolto non potessi riuscire a fare niente per gli altri.
Da qui l'idea di brevettare il mio dispositivo. Sorse però un problema: lo potevo fare da solo o dovevo appoggiarmi ad uno studio specializzato?
Anche qui dopo molto pensare, scelsi quella che mi sembrò la soluzione migliore, anche se non dal punto di vista economico.
Difatti, sempre per la solita deformazione della mente del "fai da te", all'inizio mi attrezzai per poterlo presentare da me, ma poi mi resi conto che non sapevo quello che facevo, e rischiavo di compromettere tutto solo per voler risparmiare "qualche soldo".
Allora incontro con l'ingegnere dello studio, presentazione delle bozze e disegni fatte da me stesso, e dopo 15 giorni la domanda era stata presentata con tutti i crismi presso l'Ufficio brevetti della Camera di Commercio.
Pensavo che ormai il più fosse fatto, e che a quel punto bastasse trovare una ditta disposta a commercializzarlo.
Mi resi conto invece che le difficoltà dovevano ancora cominciare.
Solita prassi: invio documentazione alle ditte che commercializzano questo tipo di prodotti e cosi pure valanghe di e-mail a tutti gli studi di professionisti del settore per chiedere la loro disponibilità per una possibile sperimentazione, senza la quale nessuna ditta ti prende nemmeno in considera- zione.
Risultato? Negativo. La sperimentazione nessuno me l'ha voluta fare anche se non a parole.
Ho anche messo il brevetto su internet alla "mostra telematica del invenzioni" ma a tutt'oggi risultato zero.
A questo punto per concludere vorrei trarre una morale da questa storia.
Non è facile, come sembrerebbe far del bene agli altri anzi, il fatto di avere brevettato questo mio
dispositivo mi ha fatto passare da venale, come se il solo scopo per cui l’ho fatto non fosse il riuscire a metterlo in commercio per aiutare gli altri ma solo per ricavarne un interesse economico.
Quest'ultima frase mi ha fatto parecchio riflettere sul fatto se sia stato giusto o meno brevettare la mia idea, coloro che affermavano la tesi che l'avessi fatto solo per me, in effetti non si rendevano conto che può essere così solo in apparenza difatti, se per volerlo mettere a disposizione anche degli altri ci voleva una ditta che lo commercializzasse, per ottenere questo occorreva che una ditta per decidere di investirci denaro ne avesse garantita l'esclusiva, e questo sarebbe stato possibile solo se dietro ci fosse stato un brevetto.
Se adesso la strada sembra tutta in salita immaginiamo come sarebbe stata se non lo avessi brevettato ma solo divulgato.
Visto che un'invenzione dal momento che viene divulgata pubblicamente sembra non possa più essere brevettata da nessuno, a quel punto quale sarebbe stata la ditta disposta a investirci senza averne l'esclusiva?
Altra riflessione sul fatto che mi sia venuta un'idea che riguarda il corpo delle persone e che per legge non sarebbe mai potuto divenire un prodotto da banco dimostra l'ingenuità con cui pensavo di poterla mettere a disposizione degli altri solo brevettandola.
Ultima riflessione riguarda la richiesta di la collaborazione per la sperimentazione ai professionisti del settore che a ben vedere adesso, a posteriori, riconosco il massimo dell'ingenuità in quanto come era possibile che venisse accettata da parte loro l'idea che chiunque potesse con sistemi "fai da te" risolvere il suo problema, doveva essermi evidente fin dall'inizio che sarebbe stata osteggiata in quanto avrebbe significato mettere in discussione la loro stessa ragion d'essere.
Anche se tutto ciò rientra nelle normale logica del mercato, rimane il fatto che la mia idea a questo punto è potuta servire solo a me.
Saluti e mi rimetto al vostro giudizio.
Giovanni
Qualcuno di voi ha gia avuto modo di brevettare qualcosa?
Vorrei portare quella che è stata la mia esperienza in materia, e condividere con voi alcune riflessioni sull'utilità o meno di brevettare un'idea.
Parto subito spiegando innanzitutto quale è stata la mia idea e come sono arrivato alla scelta del brevetto.
Forse qualcuno potrà subito pensare che si tratti di cose che esulano completamente dagli scopi del sito, e si configurino come una ricerca di pubblicità, ma se avrete la pazienza di seguirmi nella esposizione, capirete che non è propriamente così e che invece è una cosa strettamente legata agli scopi e lo spirito del sito.
Ricordate il motto " tutti per uno uno per tutti" ? Ecco questo potrebbe essere lo spirito che mi ha
convinto a mettermi nell'impresa del brevetto.
Per non voler solleticare ulteriormente la vostra curiosità entro subito nel merito di quella che è stata la mia vicenda.
Diversi anni fa ho sofferto di un problema di salute piccolo, piccolo, ma molto fastidioso e dolo-
roso, si tratta del problema delle unghie incarnite, (non so se qualcuno di voi sa di cosa parlo) e cercavo un qualcosa che mi aiutasse a risolvere il problema.
Da lì la ricerca nelle farmacie e nelle sanitarie, ma niente, sembrava che fossi il primo e il solo al mondo con questa patologia.
Allora cominciai a pensare. ci doveva essere un modo (fai da te) per risolvere il problema.
Visto che il fenomeno era prettamente meccanico, (cioè l'unghia molto involuta penetrava ai lati creando infiammazione) si trattava di escogitare un sistema che potesse correggere tale curvatura.
Pensai che la prima cosa da fare fosse procurarmi tutta la documentazione e le informazioni sullo stato dell'arte cosi, attraverso alcuni manuali di podologia, studiai tutto quello che riguardava le patologie del piede e in special modo tutto quello che concerneva la parte che mi riguardava, e nello stesso tempo su internet controllai lo stato dell'arte, cioè tutto quello che la tecnologia metteva a disposizione, strumenti e dispositivi per curare la patologia delle unghie incarnite.
Tutte le soluzioni viste e trovate però avevano un difetto, non erano in commercio direttamente al pubblico, ma seguivano il circuito dei professionisti e per cui sempre da loro bisognava passare per potersi applicare i dispositivi che la tecnologia metteva a disposizione.
Visto che io, maniaco del "fai da te", cercavo qualcosa che mi consentisse di intervenire direttamente in prima persona, preso anche dalla necessità, ebbi finalmente l'idea risolutiva.
Grazie anche al lavoro che faccio (metalmeccanico nel campo della farmaceutica) ideai e costruii
un dispositivo completamente meccanico composto da due piastrine in acc. inox opportunamente curvate che, applicate in cima all'unghia, ne correggono la curvatura e, togliendo pressione sui tessuti, eliminano quasi subito l'incarnimento e, di conseguenza, il dolore e inoltre, tenendolo poi alcuni mesi, rieduca l’unghia a riassumere la sua normale forma fisiologica.
In questo modo io risolsi il mio problema.
Passarono diversi anni e ogni tanto parlavo con persone che soffrivano ancora di questa patologia, per cui mi chiesi per quale motivo non mettevo a disposizione degli altri la mia invenzione, mi sembrava impossibile che io avendo risolto non potessi riuscire a fare niente per gli altri.
Da qui l'idea di brevettare il mio dispositivo. Sorse però un problema: lo potevo fare da solo o dovevo appoggiarmi ad uno studio specializzato?
Anche qui dopo molto pensare, scelsi quella che mi sembrò la soluzione migliore, anche se non dal punto di vista economico.
Difatti, sempre per la solita deformazione della mente del "fai da te", all'inizio mi attrezzai per poterlo presentare da me, ma poi mi resi conto che non sapevo quello che facevo, e rischiavo di compromettere tutto solo per voler risparmiare "qualche soldo".
Allora incontro con l'ingegnere dello studio, presentazione delle bozze e disegni fatte da me stesso, e dopo 15 giorni la domanda era stata presentata con tutti i crismi presso l'Ufficio brevetti della Camera di Commercio.
Pensavo che ormai il più fosse fatto, e che a quel punto bastasse trovare una ditta disposta a commercializzarlo.
Mi resi conto invece che le difficoltà dovevano ancora cominciare.
Solita prassi: invio documentazione alle ditte che commercializzano questo tipo di prodotti e cosi pure valanghe di e-mail a tutti gli studi di professionisti del settore per chiedere la loro disponibilità per una possibile sperimentazione, senza la quale nessuna ditta ti prende nemmeno in considera- zione.
Risultato? Negativo. La sperimentazione nessuno me l'ha voluta fare anche se non a parole.
Ho anche messo il brevetto su internet alla "mostra telematica del invenzioni" ma a tutt'oggi risultato zero.
A questo punto per concludere vorrei trarre una morale da questa storia.
Non è facile, come sembrerebbe far del bene agli altri anzi, il fatto di avere brevettato questo mio
dispositivo mi ha fatto passare da venale, come se il solo scopo per cui l’ho fatto non fosse il riuscire a metterlo in commercio per aiutare gli altri ma solo per ricavarne un interesse economico.
Quest'ultima frase mi ha fatto parecchio riflettere sul fatto se sia stato giusto o meno brevettare la mia idea, coloro che affermavano la tesi che l'avessi fatto solo per me, in effetti non si rendevano conto che può essere così solo in apparenza difatti, se per volerlo mettere a disposizione anche degli altri ci voleva una ditta che lo commercializzasse, per ottenere questo occorreva che una ditta per decidere di investirci denaro ne avesse garantita l'esclusiva, e questo sarebbe stato possibile solo se dietro ci fosse stato un brevetto.
Se adesso la strada sembra tutta in salita immaginiamo come sarebbe stata se non lo avessi brevettato ma solo divulgato.
Visto che un'invenzione dal momento che viene divulgata pubblicamente sembra non possa più essere brevettata da nessuno, a quel punto quale sarebbe stata la ditta disposta a investirci senza averne l'esclusiva?
Altra riflessione sul fatto che mi sia venuta un'idea che riguarda il corpo delle persone e che per legge non sarebbe mai potuto divenire un prodotto da banco dimostra l'ingenuità con cui pensavo di poterla mettere a disposizione degli altri solo brevettandola.
Ultima riflessione riguarda la richiesta di la collaborazione per la sperimentazione ai professionisti del settore che a ben vedere adesso, a posteriori, riconosco il massimo dell'ingenuità in quanto come era possibile che venisse accettata da parte loro l'idea che chiunque potesse con sistemi "fai da te" risolvere il suo problema, doveva essermi evidente fin dall'inizio che sarebbe stata osteggiata in quanto avrebbe significato mettere in discussione la loro stessa ragion d'essere.
Anche se tutto ciò rientra nelle normale logica del mercato, rimane il fatto che la mia idea a questo punto è potuta servire solo a me.
Saluti e mi rimetto al vostro giudizio.
Giovanni