Restauro portone in Douglas
Inviato: mer 12 set 2012 12:09 am
Restauro portone in Douglas.
Di seguito mostro il restauro del portoncino sul quale avevo chiesto info per togliere vecchia vernice.
Prima di ogni spiegazione occorre premettere che l'infisso, fatto dalla buonanima di mio padre una trentina di anni fa, credo sia stato inizialmente finito ad olio di lino cotto; un ottimo conservante ma non il top come finitura.
In seguito sono stati dati diversi strati di vernici protettive che col tempo si sono ingiallite, indurite e scoppate, rendendo ormai opaco lo strato finale.
Il primo passo è stato rimuovere lo spesso strato di finiture varie; per questo ho provato tutti i vari metodi più comuni reperiti in rete, con alterne fortune, di cui illustro i pro/contro.
Pistola Termica.
Ho iniziato con questo strumento buono per rimuovere gli strati superficiali; all'inizio pareva andare bene, poi mi sono accorto che si procedeva troppo a rilento, sia per lo strato spesso sia perchè richiedeva più passate; la finitura poi appena si raffreddava diventava dura da togliere.
Purtroppo il calore non va d'accordo con i legni resinosi (Douglas è un tipo di pino) tanto che, arrivato a livello legno, ha notato che l'alta temperatura tendeva a squagliare la resina contenuta negli strati sottostanti, creando delle macchie (non di bruciatura). Alla fine ho desistito, e mi sentirei di sconsigliarla per questo lavoro.
Sverniciatore.
E' stata la cosa più pratica permettendo di trattare zone più amplie, l'unico problema sono state le alte temperature di agosto che, anche lavorando in ombra, facevano evaporare troppo presto il prodotto.
Per togliere gli strati sono stati necessari più passaggi ripetuti: si stende, si aspetta che faccia reazione, si toglie la finitura arricciata e si ripete fino ad arrivare al legno. LE foto danno un'idea della porcheria che ho dovuto asportare:


Lo sverniciatore va usato in ambienti areati con dei guanti (meglio del tipo resistente ai solventi) perché brucia sulla pelle; ne ho usato uno di Max Mayer che era una vera e propria bomba, nel senso che "esplodeva" quando lo aprivi, tanto che un pezzo mi è finito sulla guancia. Girate alla larga quando lo vedete, non era neanche più potente dell'altro che ho utilizzato (marca sconosciuta). E' l'unico che ho trovato così pericoloso da quando uso questi prodotti.
Ammoniaca + Acqua Ossigenata 130 vol.
E' una mistura, consigliata da Roby, che ho usato per togliere i residui di sverniciatore e cercare di attenuare le macchie presenti sul legno.
L'ammoniaca è un blando detergente, buono per togliere i residui "grassi" di vernice; essendo pero' a base d'acqua, non va molto d'accordo con legno poiché tende ad alzare eccessivamente il pelo ed allargare il legno, dato che occorreva darne a fiumi.
L'acqua ossigenata ha un effetto sbiancante; il problema è che creava una sorta di patina biancastra che opacizzava le fibre, per cui dopo bisognava andare pesante di cartavetro per recuperare il legno.
Dopo qualche prova nella zona cornici, ho desistito.
Trucioli
Servono per asportare la "pappa" formata da vernice sciolta dallo sverniciatore. Sono molto utili per una prima grossolana pulizia perché raccattavano tutta la porcheria che invece un solvente avrebbe nuovamente sciolto e reso più complicato pulire.

Diluente Nitro
Si usa per sgrassare a fondo il legno poiché i residui di sverniciatore, oltre a compromettere successive verniciature/tinte, impappinano la carta vetro rendendo lungo il processo di carteggiatura. L'ho usato abbondantemente anche per cercare di eliminare l'olio ancor presente sul legno.

Vetrini
Li usava la buonanima, al posto del raschietto, per togliere lo sverniciatore. Sono + pratici e, nel mio caso, li ho impiegati per togliere, dove possibile, il legno ancora impregnato di olio/resina, specie nelle zone scomode da carteggiare (cornici).

Questo è come si presentava un'anta del portone dopo l'asportazione delle finiture; nonostante l'abbondante sgrassatura ci sono delle zone + scure, probabilmente dovute ai movimenti di resina e/o olio tra le fibre del legno nel corso degli anni. Non ho usato molto le diverse levigatrici orbitali/rotorbitali che ho, poiché tendevano a riscaldare il legno (con problemi sul vecchio olio) e comunque il foglio si rovinava subito.

Impregnante
Per cercare di limitare queste macchie di leopardo, ho dato una mano d'impregnante a solvente color mogano; il motivo della scelta a solvente è perché ha meno problemi, rispetto a quelli all'acqua, ad attaccare in zone dove il legno non è perfettamente a nudo. Quelli ad acqua, infatti, tendono a scivolare sopra il minimo accenno di sostanza "grassa".
Quando parlo d'impregnante mi riferisco ovviamente a prodotti sopra-verniciabili, non quindi quelli cerosi o che fanno anche da finitura (+ scadenti).
Finitura
Ho saltato una mano di fondo, che sarebbe servita ad avere una maggiore effetto liscio, e, dopo una spagliettatura con spugnetta tipo scotch-brite (la lana d'acciaio non va bene con prodotti ad acqua) ho terminato con 3 mani di finitura all'acqua da esterni. Appena data ha un aspetto lattiginoso, asciutta diventa trasparente satinata (leggermente ambrata per via dei filtri UV).

LA finitura l'ho data con una pistola hvlp da 1,7 mm; la scheda avrebbe richiesto almeno un ugello da 1,9, per via della densità, ma giocando sulle regolazioni son riuscito ugualmente a darla senza problemi.
Dopo la prima mano ho dato qualche punto di stucco epossidico colorato; è stato un po' rognoso pulirlo bene (normalmente si dà su un fondo, non una finitura) tanto che ho dovuto usare, molto delicatamente, dell'acetone. Un'eccessiva carteggiatura rischiava di togliere anche l'impregnante colorato sottostante, con effetti nefasti.

Nelle fasi di restauro ho ripulito anche la maniglia, completamente ricoperta di patina grassa in alcune zone. L'ho immersa in ammoniaca pura ed ha cominciato a friggere, con l'acqua che si colorava di scuro. Poi ho ripulito e lucidato tutto con un dremel.

Finalmente il portone, dopo 30 anni, è tornato a mostrare il legno originario

Questo è un particolare del prima e dopo;

E' stata una bella fatica ma penso ne sia valsa la pena.
Saluti
Costas
Di seguito mostro il restauro del portoncino sul quale avevo chiesto info per togliere vecchia vernice.
Prima di ogni spiegazione occorre premettere che l'infisso, fatto dalla buonanima di mio padre una trentina di anni fa, credo sia stato inizialmente finito ad olio di lino cotto; un ottimo conservante ma non il top come finitura.
In seguito sono stati dati diversi strati di vernici protettive che col tempo si sono ingiallite, indurite e scoppate, rendendo ormai opaco lo strato finale.
Il primo passo è stato rimuovere lo spesso strato di finiture varie; per questo ho provato tutti i vari metodi più comuni reperiti in rete, con alterne fortune, di cui illustro i pro/contro.
Pistola Termica.
Ho iniziato con questo strumento buono per rimuovere gli strati superficiali; all'inizio pareva andare bene, poi mi sono accorto che si procedeva troppo a rilento, sia per lo strato spesso sia perchè richiedeva più passate; la finitura poi appena si raffreddava diventava dura da togliere.
Purtroppo il calore non va d'accordo con i legni resinosi (Douglas è un tipo di pino) tanto che, arrivato a livello legno, ha notato che l'alta temperatura tendeva a squagliare la resina contenuta negli strati sottostanti, creando delle macchie (non di bruciatura). Alla fine ho desistito, e mi sentirei di sconsigliarla per questo lavoro.
Sverniciatore.
E' stata la cosa più pratica permettendo di trattare zone più amplie, l'unico problema sono state le alte temperature di agosto che, anche lavorando in ombra, facevano evaporare troppo presto il prodotto.
Per togliere gli strati sono stati necessari più passaggi ripetuti: si stende, si aspetta che faccia reazione, si toglie la finitura arricciata e si ripete fino ad arrivare al legno. LE foto danno un'idea della porcheria che ho dovuto asportare:


Lo sverniciatore va usato in ambienti areati con dei guanti (meglio del tipo resistente ai solventi) perché brucia sulla pelle; ne ho usato uno di Max Mayer che era una vera e propria bomba, nel senso che "esplodeva" quando lo aprivi, tanto che un pezzo mi è finito sulla guancia. Girate alla larga quando lo vedete, non era neanche più potente dell'altro che ho utilizzato (marca sconosciuta). E' l'unico che ho trovato così pericoloso da quando uso questi prodotti.
Ammoniaca + Acqua Ossigenata 130 vol.
E' una mistura, consigliata da Roby, che ho usato per togliere i residui di sverniciatore e cercare di attenuare le macchie presenti sul legno.
L'ammoniaca è un blando detergente, buono per togliere i residui "grassi" di vernice; essendo pero' a base d'acqua, non va molto d'accordo con legno poiché tende ad alzare eccessivamente il pelo ed allargare il legno, dato che occorreva darne a fiumi.
L'acqua ossigenata ha un effetto sbiancante; il problema è che creava una sorta di patina biancastra che opacizzava le fibre, per cui dopo bisognava andare pesante di cartavetro per recuperare il legno.
Dopo qualche prova nella zona cornici, ho desistito.
Trucioli
Servono per asportare la "pappa" formata da vernice sciolta dallo sverniciatore. Sono molto utili per una prima grossolana pulizia perché raccattavano tutta la porcheria che invece un solvente avrebbe nuovamente sciolto e reso più complicato pulire.

Diluente Nitro
Si usa per sgrassare a fondo il legno poiché i residui di sverniciatore, oltre a compromettere successive verniciature/tinte, impappinano la carta vetro rendendo lungo il processo di carteggiatura. L'ho usato abbondantemente anche per cercare di eliminare l'olio ancor presente sul legno.

Vetrini
Li usava la buonanima, al posto del raschietto, per togliere lo sverniciatore. Sono + pratici e, nel mio caso, li ho impiegati per togliere, dove possibile, il legno ancora impregnato di olio/resina, specie nelle zone scomode da carteggiare (cornici).

Questo è come si presentava un'anta del portone dopo l'asportazione delle finiture; nonostante l'abbondante sgrassatura ci sono delle zone + scure, probabilmente dovute ai movimenti di resina e/o olio tra le fibre del legno nel corso degli anni. Non ho usato molto le diverse levigatrici orbitali/rotorbitali che ho, poiché tendevano a riscaldare il legno (con problemi sul vecchio olio) e comunque il foglio si rovinava subito.

Impregnante
Per cercare di limitare queste macchie di leopardo, ho dato una mano d'impregnante a solvente color mogano; il motivo della scelta a solvente è perché ha meno problemi, rispetto a quelli all'acqua, ad attaccare in zone dove il legno non è perfettamente a nudo. Quelli ad acqua, infatti, tendono a scivolare sopra il minimo accenno di sostanza "grassa".
Quando parlo d'impregnante mi riferisco ovviamente a prodotti sopra-verniciabili, non quindi quelli cerosi o che fanno anche da finitura (+ scadenti).
Finitura
Ho saltato una mano di fondo, che sarebbe servita ad avere una maggiore effetto liscio, e, dopo una spagliettatura con spugnetta tipo scotch-brite (la lana d'acciaio non va bene con prodotti ad acqua) ho terminato con 3 mani di finitura all'acqua da esterni. Appena data ha un aspetto lattiginoso, asciutta diventa trasparente satinata (leggermente ambrata per via dei filtri UV).

LA finitura l'ho data con una pistola hvlp da 1,7 mm; la scheda avrebbe richiesto almeno un ugello da 1,9, per via della densità, ma giocando sulle regolazioni son riuscito ugualmente a darla senza problemi.
Dopo la prima mano ho dato qualche punto di stucco epossidico colorato; è stato un po' rognoso pulirlo bene (normalmente si dà su un fondo, non una finitura) tanto che ho dovuto usare, molto delicatamente, dell'acetone. Un'eccessiva carteggiatura rischiava di togliere anche l'impregnante colorato sottostante, con effetti nefasti.

Nelle fasi di restauro ho ripulito anche la maniglia, completamente ricoperta di patina grassa in alcune zone. L'ho immersa in ammoniaca pura ed ha cominciato a friggere, con l'acqua che si colorava di scuro. Poi ho ripulito e lucidato tutto con un dremel.

Finalmente il portone, dopo 30 anni, è tornato a mostrare il legno originario

Questo è un particolare del prima e dopo;

E' stata una bella fatica ma penso ne sia valsa la pena.
Saluti
Costas
