della VAREM. Fin dall'istallazione a cura dell'idraulico che avevamo circa 6 anni fa, tale polmone mi ha sempre convinto poco.
Comunque era nuovo e visto che era stato messo in aggiunta ad altri due preesistenti da 18lt cad/uno non preoccupava più di tanto,
visto che l'autoclave andava regolarmente. Ogni tanto ricaricavo il polmone con il compressore e non ci pensavo più.
Ultimamente, invece, anche a causa di alcuni malfunzionamenti delle pompe, ho deciso di vederci chiaro su questo polmone.
L'ho svuotato e ricaricato alla pressione di 0.2bar meno la pressione minima del pressostato e cioè a 3.8bar. Appena caricato,
il serbatoio si sentiva che era molto più leggero di prima... però, dopo massimo una settimana diventava molto più peso; segno che
si era nuovamente riempito di acqua.
Voi cosa avreste pensato? Che la membrana era guasta e che l'acqua aveva invaso l'intercapedine. Però, cosa strana, dalla valvola
di carica usciva solo acqua. Arrivai anche a pensare che l'aria rimaneva intrappolata nella parte alta del vaso... anche se la cosa non
mi convinceva per niente. Fra l'altro la membrana di questo vaso è fatta così: sotto ha un labbro che viene bloccato con una flangia,
come del resto quasi tutti i vasi, e nella parte superiore ha un attacco da 1/2" che esce dal vaso e che viene bloccato con un altra flangia.
L'acqua entra dalla flangia inferiore e l'attacco superiore da 1/2" è tappato. Penso che lo scopo di questo attacco superiore sia quello di tenere
la grossa membrana perfettamente in verticale e al centro del vaso.
Comunque, per controllare lo stato della membrana, decido di smontare il vaso. Tolgo la flangia inferiore, allento il dado che blocca l'attacco superiore e sfilo la grossa membrana. Sorpresa: la membrana esternamente era asciuttissima e così pure le pareti interne del vaso.
Questo significava che la membrana era a posto e la situazione richiedeva una indagine più approfondita.
Per cui rimontai il tutto e riattaccai il vaso all'impianto idraulico... ma senza aprire l'acqua. Difatti prima caricai il vaso di aria alla giusta pressione.
Quindi riaprii l'acqua. Inizialmente di acqua ne entro poca, come doveva in effetti fare, ma già dopo un giorno il vaso già era aumentato notevolmente di peso.
Allora, se la membrana era buona significava che era questa che si riempiva di acqua, perché ci doveva essere una perdita di aria da qualche
parte. Mi armai di acqua saponata e cominciai a spennellarla sia nella flangia inferiore che in quella superiore. Da sotto neanche una bolla,
mentre invece molte bolle cominciarono a fuoriuscire dal sopra. E anche provando a stringere maggiormente il dado di fissaggio le cose non miglioravano. Perciò mi venne il dubbio che, visto che è la membrana stessa che crea la tenuta d'aria, che nel punto di contatto questa fosse
screpolata o che avesse comunque qualche difetto che impediva la tenuta perfetta. Dovevo perciò rismontare nuovamente tutto il vaso.
Dopo averlo fatto e estratta nuovamente la membrana, la ricontrollai nel punto di dove faceva contatto nel cielo del vaso e non c'erano segni
che giustificassero la perdita della tenuta. Allora, con un faro potente, guardai in fondo al vaso e scoprii la causa del difetto: la zona di contatto
era tutta "vaiolata"... e essendo la gomma della membrana abbastanza dura (o indurita) in quel punto, non ce la faceva a compensare le imperfezioni superficiali della lamiera, perciò da li l'aria trafilava. L'aria usciva, la pressione interna del vaso diminuiva e la membrana si riempiva
sempre maggiormente di acqua e il vaso aumentava di peso.
Ed ecco perciò scoperta la causa della perdita d'aria.
Ora il problema era: come poter ripristinare la tenuta della membrana nel cielo del vaso?
Scrissi anche alla ditta produttrice ma senza risultati.
Ora però, visto che avete avuto la pazienza di arrivare a leggere fino a questo punto, devo aprire una breve parentesi su un fatto quasi inspiegabile
di cui mi ero accorto nel momento che facevo le prove con l'acqua saponata sull'attacco superiore della membrana: dal tubetto da 1/2" che fuoriusciva dal sopra del vaso, pur levando il suo tappo, di acqua non ne usciva. Questa era una cosa proprio ai confini della realtà: visto che il tubo era in diretta comunicazione con l'interno della membrana, perché non usciva neanche una goccia d'acqua? E considerando che dentro la pressione arrivava a 5bar? Alla fine, andando per ipotesi, ho pensato che fosse la membrana stessa che si era ripiegata in modo tale da andare a chiudere
il foro di uscita. Ma come era stato possibile tutto ciò? Possibile che nel momento di precarica del vaso, l'aria in ingresso dalla valvola di carica
avesse potuto" annoccare" su se stessa la membrana fino a far si che andasse a chiudere il foro di uscita dell'attacco superiore?
E come potevo fare per impedire che il fenomeno di potesse ripetere?
Allora mi venne questa idea: se invece di precaricare il vaso a membrana vuota, lo avessi fatto a membrana piena le pareti di questa sarebbero rimaste distese, cosi da non andare a chiudere il foro del tubo. Naturalmente , però, non avrei potuto effettuare la precarica a membrana piena.
Però potevo farlo, a condizione di levare il tappo al beccuccio. In tal modo prima si sarebbe riempita totalmente la membrana, facendo distendere
le sue pareti, poi man mano che l'aria entrava nel vaso, l'acqua in eccesso sarebbe automaticamente fuoriuscita dal sopra. E così avevo scoperto
anche la funzione di questo attacco forato da 1/2": serviva da sfiato; sia dell'aria interna alla membrana, sia dell'acqua in eccesso.
Poi, dopo che la pressione dell'aria fosse arrivata a 3.8bar, sarebbe bastato chiudere il tappo e l'operazione sarebbe conclusa, e in modo corretto.
Questa era l'idea per la ricarica del vaso, però prima dovevo risolvere ancora il problema di come ricreare la tenuta perfetta della membrana sull'attacco superiore.
Visto che la superficie del punto di contatto era malridotta, se rimontavo la membrana in quel modo ero al punto di partenza... e allora mi venne l'idea di aggiungerci un altra guarnizione più morbida: una di silicone. L'idea doveva funzionare per forza. Andai in un negozio di articoli tecnici
e presi un pezzo di lastra di silicone di 3mm e ci ricavai una guarnizione di diametro est. di 100 con foro interno di 20.5mm.
Quindi rimontai tutto il vaso, aggiungendoci questa nuova guarnizione, strinsi forte il dado dell'attacco superiore e incrociai le dita.
Feci tutta la procedura della precarica riempiendo prima di acqua la membrana, come descritto prima, e alla fine feci la prova della tenuta con l'acqua saponata: nessun abolla di sapone apparse da sotto la flangia che blocca l'attacco superiore. Per sicurezza feci il controllo pure nella flangia sotto il vaso, che anche li tutto bene. L'impresa era conclusa.
Ora è tardi, ma domani prometto che metterò un po di foto.
Grazie a tutti per la lettura sull'epopea del vaso di espansione.








