come riscaldo un tubo in inox con temp controllata
ciao ixa, va be' io per pastorizzazione intendevo la movimentazione della massa, cioè del mosto. capisci quindi che secondo me anche con una fonte leggera di calore quasi sul fondo del mio tino, posso ottenere una uniformità di calore su tutto il mosto. quando poi dovro avere la mia temperatura con il vino al pulito, cioè solo il liquido allora con la fonte di calore sul fondo posso sfruttare secondo me la salita e la discesa naturale di un liquido freddo con con il liquido caldo, cioè sale l' uno e scende l' altro!!! e poi il riscaldamento del vino pulito ne avro bisogno se tutto procede secondo la prassi, dai 3 ai 5 giorni....non di piu, dopo di che posso spengere il tutto fino all' anno prossimo!!!
assolutamente no, anzi sto cercando infatti di ricreare in piccolo quello che faccio nella cantina dove lavoro dove adoperiamo tecnologie di ultima generazione come pochi hanno.....sappi che che tutti i migliori cantinieri, enologi e via discorrendo non fanno i miracoli in cantina.....con questo ti voglio dire che il primo occhio di riguardo va alla vigna. se tu porti in cantina uva scarsa puoi avere tutti gli accorgimenti che vuoi nella fase di fermentazioni e successive, sempre un prodotto scarso ne uscira fuori!!! cosi al contrario!!! sicuramente sono gli accorgimenti che fanno la differenza, ma tu dammi 100 casse di uva di qualita ottima, e sana e tutti berranno sicuramente un ottimo vino anche senza attenzioni particolari. con materia prima scadente= vino di m....a!!!comunque visita il sito dell' azienda dove lavoro www.leopoldoprimo.it con un occhio alla cantina!!
Ciao marco
ho visto il sito dove lavori e quello della foto sei tu?
Toglimi una curiosità hai chiesto hai tuoi colleghi quale modo è meglio per riscaldare?
Loro sicuramente sapranno consigliarti meglio di chiunque altro
Ho letto anche dove chiedi del cavo scaldante.
Per quel che so io con un termostato devi usare una sonda in rame collegata al contatto che stacca corrente quando è in temperatura, e non sono sicuro se li trovi in commercio.
Cambiando discorso , il tino come va? :roll:
Toglimi una curiosità hai chiesto hai tuoi colleghi quale modo è meglio per riscaldare?
Loro sicuramente sapranno consigliarti meglio di chiunque altro
Ho letto anche dove chiedi del cavo scaldante.
Per quel che so io con un termostato devi usare una sonda in rame collegata al contatto che stacca corrente quando è in temperatura, e non sono sicuro se li trovi in commercio.
Cambiando discorso , il tino come va? :roll:
si si sono io. ma la nostra cantina credo che a livello tecnologico sia la piu avanzata nella zona...quindi non so fino a che punto sarebbero in grado di rispondere. calcola che chi non ha la nostra tecnologia per raffreddate le vasche in acciaio usano semplicemente dell'acqua spruzzandola con una gomma come quando si annaffiano i fiori, e con essa un po lo raffreddano....ma quanto mai considerando la temp ambiente dell' acqua e soprattutto una vasca che in fermentazione viaggia sui 40°c??? noi come metodo usiamo , per i tini in acciaio sono costruite della camice torno torno al tino stesso in cui circola glicole raffreddato o scaldato da un gruppo frigo che abbiamo all' esterno. per i tronco-conici di legno ci sono all' interno due piastre sospese a mezz' aria dove anche qui ricircola il glicole. le due tasce pero sono una per il freddo e l' altra piu piccola per il caldo!!questi sono i modi professionali per raffreddare o scaldare. quando si diceva che il mio progetto del tubo con all' interno un cavo scaldante non poteva rendere la massa calda uniformemente, beh secondo me ce la farei abbinando logicamente il tutto a dei rimontaggi. se si paragona il mio sistema a quello dei tini di legno......loro nella loro capacita di 80 hl hanno per scaldare queste pistre che pero sono di dimenzioni 130 lunghe, per 50 alte, spessorate di 3 cm!!!! se si proporziona, anche queste sarebbero piccole per scaldare una massa di 8000 litri di mosto no? il fatto è che con i rimontaggi il mosto è continuamente pescato dal basso e reimmesso in alto, questa secondo me è la chiave. io con il tubo devo scaldare max 80 litri di mosto!!!! sei daccordo??poi un po piu complicato sarebbe riguardo a scaldare il mosto perche è semi-liquido ma quando dovro scaldare il vino finito bè qui secondo me avendo a tal punto una 50 litri di vino potrei sfruttare il principio naturale dove il liquido caldo sale e quello freddo scende. io piazzo il mio tubo a 10cm dal fondo del tino e ci sono. ormai per quest' anno è andata al naturale come natura voleva, per la prossima vinificazione grazie al vostro aiuto provero questo sistema e vi faro sapere ok?
mark ha scritto:ma la nostra cantina credo che a livello tecnologico sia la piu avanzata nella zona...quindi non so fino a che punto sarebbero in grado di rispondere.
Hai pensato di mettere il tino dentro a un altro tino appena più grande,l'intercapedine la riempi di acqua e te la scaldi con la resistenza della lavatrice.
Caro IXA ti rispondo nella dicussione per quella domanda sul pid.
Io intendevo di mettere come controllo una regolazione a impulsi per non dare tutto insieme il calore al vino con la resistenza immersa dentro.
Poi avevo consigliato di guardare il sito di una ditta che costruisce resistenze che ha la pubblicità anche in testa alle pagine del sito e che essendo vicina si fa per dire a mark poteva avere informazioni più dettagliate su eventuali costi a costruire una resistenza a cartuccia in acciaio inox 318 .Saluti
Vedi che ho ragione io che tu dai delle risposte che si interpretano meglio e più tecniche.
Io intendevo di mettere come controllo una regolazione a impulsi per non dare tutto insieme il calore al vino con la resistenza immersa dentro.
Poi avevo consigliato di guardare il sito di una ditta che costruisce resistenze che ha la pubblicità anche in testa alle pagine del sito e che essendo vicina si fa per dire a mark poteva avere informazioni più dettagliate su eventuali costi a costruire una resistenza a cartuccia in acciaio inox 318 .Saluti
Vedi che ho ragione io che tu dai delle risposte che si interpretano meglio e più tecniche.
- isex
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Il controllo Proporzionale-Integrativo-Derivativo (controllo PID) è un comune sistema in retroazione negativa impiegato nei sistemi di controllo e NON serve per non dare tutto insieme il calore al vino.frigo68 ha scritto:Caro IXA ti rispondo nella dicussione per quella domanda sul pid.
Io intendevo di mettere come controllo una regolazione a impulsi per non dare tutto insieme il calore al vino con la resistenza immersa dentro.
Il controllore acquisisce in ingresso un valore da un processo industriale o altri apparati e lo confronta con un valore di riferimento. La differenza (o segnale di "errore") viene quindi utilizzata per assestare alcuni dati in ingresso al processo per giungere alla sua stabilizzazione e ritorno al punto di lavoro desiderato. Diversamente da un semplice controllore, il PID può assestare l'uscita di un sistema basandosi non solo sul segnale di errore, ma anche grazie alla sua "storia" (ovvero agendo con l'azione integrale del PID). I controllori PID non richiedono tecniche di progettazione matematiche avanzate e sono di facile settaggio, diversamente da più complessi algoritmi di controllo basati sulla teoria del controllo ottimo e del controllo robusto. Per quel che concerne il tuning dei parametri, regolando i 3 guadagni del PID tramite regole empiriche (metodi di Ziegler Nichols) è possibile ottenere controllori stabilizzanti veloci.
ISEX - Acronimo di Industrial Systems Expert (Esperto di Sistemi Industriali).
Think Safe! Work Safe!
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- luca odorizzi
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- Iscritto il: lun 21 lug 2008 3:38 pm
Perdoni la mia mancanza di istruzione mi potrebbe cortesemente spiegare come funziona lo strumento con termini a me più comprensibili.Il controllo Proporzionale-Integrativo-Derivativo (controllo PID) è un comune sistema in retroazione negativa impiegato nei sistemi di controllo e NON serve per non dare tutto insieme il calore al vino.
Il controllore acquisisce in ingresso un valore da un processo industriale o altri apparati e lo confronta con un valore di riferimento. La differenza (o segnale di "errore") viene quindi utilizzata per assestare alcuni dati in ingresso al processo per giungere alla sua stabilizzazione e ritorno al punto di lavoro desiderato. Diversamente da un semplice controllore, il PID può assestare l'uscita di un sistema basandosi non solo sul segnale di errore, ma anche grazie alla sua "storia" (ovvero agendo con l'azione integrale del PID). I controllori PID non richiedono tecniche di progettazione matematiche avanzate e sono di facile settaggio, diversamente da più complessi algoritmi di controllo basati sulla teoria del controllo ottimo e del controllo robusto. Per quel che concerne il tuning dei parametri, regolando i 3 guadagni del PID tramite regole empiriche (metodi di Ziegler Nichols) è possibile ottenere controllori stabilizzanti veloci.
E se è possibile installarlo per uso domestico al posto del termostato classico. ( da me c'è installato un perry).
Grazie.
Luca Odorizzi.
Luca Odorizzi.