Il motivo di tale strappo alla regola deriva dal fatto che per anni ho cercato una soluzione ad un problema, e precisamente dal 1984, anno in cui acquistai una saldatrice ad arco (ero in V liceo) per costruire un tandem.
All'epoca le uniche saldatrici a prezzo hobbistico erano quelle tradizionali, ovvero non elettroniche.
Il cuore di queste macchine, per chi non lo sapesse, è un trasformatore monofase a nucleo mobile. Grazie ad un volantino che agisce meccanicamente sulla parte mobile del nucleo, regolando così la corrente.
Nel corso degli anni ho apportato alcune modifiche migliorative: il prodotto di partenza infatti è, come si direbbe oggi, entry level.
Applicate delle rotelle (il peso della saldatrice è ragguardevole) e una ventola di raffreddamento che resta sempre accesa, ho eliminato due difetti della macchina. Tuttavia ne rimaneva un'altro, che, non ostante che nel frattempo sia comparsa sul pianeta quel prodigio che si chiama internet, luogo ove trovi di tutto di più, non sono mai riuscito ad eliminare.
In pratica succede questo: quando si accende la saldatrice, (chiudendo quindi l'interuttore), si ha una possibilità su tre (circa) che si sganci l'interruttore generale, cioè, per intendersi, il magnetotermico annesso al contatore enel.
Mi riferisco naturalmente ad un'utenza domestica monofase 230v. Ciò avviene perché nella corrente alternata di casa, come dice la parola stessa, le fase si alterna al neutro continuamente, per 50 volte al secondo.
In altre parole, i due poli si alternano. Il potenziale tra i due fili, in un istante qualunque, non è perciò 230v, ma un valore che è al massimo 230v o 240v, ma che può essere anche zero volt o un valore qualsiasi compreso tra zero e 230v.
Tornando alla saldatrice, all'atto dell'accensione, a causa dell'altissima corrente di spunto, se ho la fortuna di azzeccare un momento in cui la tensione è zero (o comunque bassa), il trasformatore ha modo di cominciare a lavorare, un sorta di "frizionata" (mi perdonino gli elettrotecnici). Viceversa, se accendo (chiudo il contatto) in un momento che la tensione è alta, genero un cortocircuito che l'interruttore magnetotermico enel non mi perdona, sganciando implacabile la corrente.
E' inutile che mi dilunghi a descrivere gli inconvenienti di un black-out: tutti gli apparecchi di casa dotati di clock si azzerano (compresa la radiosveglia della consorte che si deve alzare alle 5.00, suona l'allarme, si scatenano proteste da parte della consorte (nel caso sia ancora dèsta) ecc.
Nobile sarebbe un dispositivo elettronico che "sentisse" lo stato della fase e pilotasse, nel momento giusto, un potente relé cui sarebbe collegata la saldatrice. Ma purtroppo il costo dello stesso, anche nel caso di aiuto progettuale gratuito, sarebbe paragonabile a quello di una saldatrice moderna, leggera, a inverter, modulante, tig mig ecc.
Per me, che sono un hobbista, non ne vale la pena.
Come detto prima, anche internet non mi ha aiutato.
Dopo anni di pena e ansia al momento dell'accensione, finalmente ho apportato la modifica.
Ho deciso di rendere pubblico questo rimedio, non per autocelebrazione o vanto, ma perché io stesso avrei voluto trovarlo; mi auguro quindi che, benché le persone che hanno una saldatrice tradizionale e la usano di sera non è certo elevato, lo trovino d'aiuto.
Si tratta di inserire un carico resistivo in serie al carico induttivo del trasformatore.
In questo modo, accendendo il tutto, la corrente inizia a circolare attraverso i due carichi. Nei primi istanti l'avvolgimento primario del trasformatore si comporta come se fosse un filo (zero ohm), che verrebero interpretati come un corto-circuito dall'interruttore enel, se non ci fosse in serie la resistenza. La corrente passa, il trasformatore incominca ad oscillare con la frequenza di rete (una "sfrizionata") e a questo punto non è più come un filo, ma è divenuta una resistenza. A questo punto, basta collegare tra loro i poli della resistenza aggiuntiva (rendendola di fatto a zero ohm), e il gioco è fatto.
Se si è giunti fino a questo punto, significa che l'argomento è d'interesse del lettore, ed allora proseguo e descrivo come si può realizzare quanto appena teorizzato, spendendo il meno possibile e mantenendo un certo tenore di sicurezza dell'elettroutensile.
La resistenza che ho usato è da 2000 w, pezzo di ricambio per lavatrice acquistato nuovo da un ricambista. Ovviamente gli ho chiesto "una resistenza da circa 2000 w fondo di magazzino, da pagare il meno possibile" alludendo in realtà a qualcosa da ferro da stiro, e ricordando un vecchio ferro che avevo aggiustato a suo tempo, che adoprava una sorta di astuccio piatto di lamierino, che conteneva della mica con avvolto un conduttore piatto. Mi sembrava idoneo perché di dimensioni contenute (metà di una cartolina circa).
Il ricambista mi disse che le resistenze da ferro da stiro hanno un vattaggio più modesto, ed allora, poiché avevo già effettuato delle prove con una stufetta, e avevo constatato che 2000w erano adeguati, mi ha proposto la resistenza scaldante di una lavatrice.
Per chi non avesse dimestichezza con quest'oggetto consiglio di cercare un'immagine su internet, ma aggiungo due caratteristiche che ben difficilmente potrete scovare: benché di metallo, non dà scossa, ovvero è isolato elettricamente dalla corrente elettrica che lo attraversa. Altra peculiarità è che è pieghevole a freddo, cioè con fatica lo si deforma facendogli assumere una geometria più contratta, adatta ad assecondare le zone libere interne all'involucro della saldatrice stessa. Io ho lavorato evitando pieghe secche, usando la morsa da banco, tavoletta di legno e anche manico della raspa per assecondare la piegatura tonda. Ho il sospetto che l'isolante che separa il conduttore interno della resistenza dal tubo esteno, sia una polvere ceramica. Ad ogni buon conto, dopo la piegatura, ho verificato col tester l'efficacia dell'isolamento.
Tornando al discorso economicità, ho avuto il pezzo a 5 euro. Se me ne avesse chiesto di più sarei andato da uno sfasciaelettrodomestici, e se anche lì avessi incontrato un tipo avido, avrei aspettato di trovare una lavatrice abbandonata da qualche provvidenziale incivile, procedendo allo smontaggio del pezzo.
Adattata la resistenza agli spazi interni disponibili, l'ho fissata al fondo (non mi dilungo su questo passaggio) e ho proceduto con la preparazione dell'altro nuovo elemento: l'interruttore che consente di cortocircuitarla dopo i primi istanti.
In teoria occorrerebbe un timer, un potente relè o teleruttore. Cioè, per i più fighi, le operazioni di avviamento potrebbero essere automatizzate. Accendo la saldatrice (chiudo un circuito che dà corrente al trasformatore a alla resistenza in serie e aziono un timer).
Dopo un tempo di un secondo, il timer aziona il teleruttore, che cortocircuita la resistenza, escludendola di fatto dalla configurazione in serie, e tutta la corrente passa dal trasformatore. Questo sarebbe la perfetta modifica.
Ma poiché bisogna economizzare, (in realtà il timer l'avevo, ma il teleruttore 20A, no), ho proceduto come segue.
Si prende un interruttore bticino serie magic (avevo quello: ne va bene uno qualunque). Se si acquista apposta preferire un prodotto facilmente smontabile, e possibilmente 16A e non 10A. Io, per la cronaca, avevo un bticino serie magic bipolare (2 poli ognuno 16A, adatto a boiler o apparecchi del genere: unendo in parallelo i poli ho quindi una corrente massima teorica di 32A).
Si può usare così com'è, avendo però l'attenzione che se ci si dimentica di azionarlo per escludere la resistenza, quest'ultima si scalda, e ciò non è bene! Ho manomesso perciò l'interruttore bipolare, rendendolo un pulsante "normalmente chiuso". E' questa la corretta denominazione di un interrutore che torna nella posizione grazie ad una molla, tipo pulsante per campanelli per intenderci, ma esattamente alla rovescia: schiacciando il pulsante apro il circuito (scollego i poli), lasciando il pulsante la molla chiude il circuito (poli collegati).
Ho operato la modifica in questo modo. Dopo aver aperto il frutto e tolta la protezione (occhio che non sàltino via le molle), ho estrato i contatti oscillanti, quelli centrali che hanno forma di U. La placchetta di comando agisce su questi contatti tramite due molle, una per contatto. La simmetria dei due braccetti delle U consente di avere le due posizioni on-off. Bisogna divaricare i bracci della U, creando un angolo ottuso tra il traversino (fulcro) e il braccio che non tiene il contatto. In questo modo, la posizione off perde la stabilità. In altre parole, agendo sulla placchetta per mettere su off, i contatti si aprono, ma non scatta, come se fosse difettoso. Nel mio caso ho dovuto agire anche sul braccio della U dove c'è il contatto, rendendo l'angolo col traversino (fulcro) un po' acuto. Insomma, bisogna fare qualche tentativo. Poiché non si può essere certi del corretto funzionamento dell'interruttore modificato se non lo si assembla nuovamente (e lo si prova col tester), si apprezzano i bticino magic che, stando attenti, si possono disassemblare e riassemblare a piacere.
Modificato che fu il frutto, ho tagliato un pezzetto di chassis, cioè quel telaietto nero che porta i frutti, ho praticato una finestra sul frontale della saldatrice (vicina all'interruttore esistente) e ho montato il nuovo pulsante normalmente chiuso.
Per i collegamenti elettrici, anziché descriverli, preferisco allegare, se ci riesco, due immagini.
La saldatrice si accende nel modo seguente: si pigia sul pulsante, si aziona l'interruttore generale della macchina, si lascia il pulsante.
Sono a disposizione per chiarimenti di chiunque avesse bisogno.
Ringrazio quanti, pur non avendo necessità di modificare una vecchia saldatrice ad arco, hanno avuto la pazienza di leggere fin qui.
Augurandomi che tutto ciò sia di aiuto almeno ad una persona, saluto cordialmente.

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