Difatti, di regola, l 'olio di tempra non dovrebbe scaldarsi più di tanto... o no?
Come costruisco un coltello
Moderatore: mariobrossh
Giovanni, non lo so...giovanni ha scritto:Mi stavo chiedendo se, magari, fosse servito un recipiente più capiente... :roll:
Difatti, di regola, l 'olio di tempra non dovrebbe scaldarsi più di tanto... o no?
Forse hai ragione, forse no, m'informerò....
Ribadisco che sono alle mie prime esperienze e non ho una competenza consolidata in materia.
Comunque Giovanni, ciò che conta è che la tempra sia riuscita.
Sandro
La modestia è una dote, però quando è ora serve dare a cesare quel che è di cesare.cicalo66 ha scritto:....Come ho già scritto in precedenza, il tubo la sa lunga sull'argomento....
Qui il protagonista sei tu, ed il merito di aver tratto l'utile dalla miriade di sciocchezze che circolano sul tubo rimani tu.
Se fosse stato una cazzata la colpa sarebbe stata ancora solo tua, non avresti potuto dire era sul tubo e io l'ho ripetuta tale e quale.
Poi nessuno nasce maestro, da qualcosa si deve pur sempre imparare.
Allora... si continua.
Ho avuto delle difficoltà che mi hanno procurato ulteriori rallentamenti. Credo tuttavia sia inutile annoiarvi raccontandovi questi dettagli, quindi passo al sodo.
Il pezzo è nero come il carbone, lo avete visto, ora devo riportarlo in vita. Per far questo, bisogna eliminare il nero tempra dall'acciaio semplicemente asportandolo meccanicamente con carta abrasiva, lubrificante e... un'oretta buona di lavoro...




E finalmente, luce fu....


In questa fase appena illustrata, si procede oltre alla rimozione del nero, anche alla lucidatura definitiva della lama. Qui, si va un po' per gusti. Ovviamente, si adoperano abrasive con grane a scalare e siamo solo noi a decidere quanto lucido oppure opaco deve apparire l'acciaio. Più si sale di grana con l'abrasiva, più si porta a specchio. Io non scendo al di sotto della 320 altrimenti restano evidenti i graffi, ma finora non ho mai portato a specchio. In questo caso, sono arrivato alla 1200. Si può arrivare alla 2000 ed addirittura alle paste abrasive con successiva lucidatura con ruota a stracci.
Residui bellici:

Lama finita:

Ora mi aspetta un altro bel lavorone: il filo. Io lo faccio con pietra ad acqua. Non spendo decine di euri per pietre di alto pregio che non ho ancora capito a cosa servono più di quella in mio possesso pagata 2€
Il filo potrei farlo a mano libera passando la lama sulla pietra ben balda sul tavolo, ma rischierei imperfezioni o peggio di graffiare le facce della lama. Allora ho costruito una sorta di attezzo "portapietra", spartano ma funzionale, eccolo:

Lo faccio funzionare sulla guida un po' come ho usato la lima per fare i biselli, con la differenza che l'angolo è ovviamente più accentuato e poi devo lavorare con molta più calma ed attenzione.
Sempre lui:




E qui dopo alcuni minuti di lavoro...

Stasera ci ho lavorato oltre un'ora senza aver ancora completato, sono a questo punto:



Si nota che il microbisello è piuttosto altino. Non è un problema ne un difetto, ma a me così non piace. E' il risultato di un mio errore di valutazione precedente. In pratica ho lasciato circa un millimetro di spazio sul filo dopo la limatura dei biselli, sarebbe bastato anche 0.50 mm. Non credo di riuscire a correggere, ma pazienza, è comunque guardabile.
Vabbè... alla prossima...

Ho avuto delle difficoltà che mi hanno procurato ulteriori rallentamenti. Credo tuttavia sia inutile annoiarvi raccontandovi questi dettagli, quindi passo al sodo.
Il pezzo è nero come il carbone, lo avete visto, ora devo riportarlo in vita. Per far questo, bisogna eliminare il nero tempra dall'acciaio semplicemente asportandolo meccanicamente con carta abrasiva, lubrificante e... un'oretta buona di lavoro...




E finalmente, luce fu....


In questa fase appena illustrata, si procede oltre alla rimozione del nero, anche alla lucidatura definitiva della lama. Qui, si va un po' per gusti. Ovviamente, si adoperano abrasive con grane a scalare e siamo solo noi a decidere quanto lucido oppure opaco deve apparire l'acciaio. Più si sale di grana con l'abrasiva, più si porta a specchio. Io non scendo al di sotto della 320 altrimenti restano evidenti i graffi, ma finora non ho mai portato a specchio. In questo caso, sono arrivato alla 1200. Si può arrivare alla 2000 ed addirittura alle paste abrasive con successiva lucidatura con ruota a stracci.
Residui bellici:

Lama finita:

Ora mi aspetta un altro bel lavorone: il filo. Io lo faccio con pietra ad acqua. Non spendo decine di euri per pietre di alto pregio che non ho ancora capito a cosa servono più di quella in mio possesso pagata 2€
Il filo potrei farlo a mano libera passando la lama sulla pietra ben balda sul tavolo, ma rischierei imperfezioni o peggio di graffiare le facce della lama. Allora ho costruito una sorta di attezzo "portapietra", spartano ma funzionale, eccolo:

Lo faccio funzionare sulla guida un po' come ho usato la lima per fare i biselli, con la differenza che l'angolo è ovviamente più accentuato e poi devo lavorare con molta più calma ed attenzione.
Sempre lui:




E qui dopo alcuni minuti di lavoro...

Stasera ci ho lavorato oltre un'ora senza aver ancora completato, sono a questo punto:



Si nota che il microbisello è piuttosto altino. Non è un problema ne un difetto, ma a me così non piace. E' il risultato di un mio errore di valutazione precedente. In pratica ho lasciato circa un millimetro di spazio sul filo dopo la limatura dei biselli, sarebbe bastato anche 0.50 mm. Non credo di riuscire a correggere, ma pazienza, è comunque guardabile.
Vabbè... alla prossima...
Sandro
- mariobrossh
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Accidenti...
fare il filo a questo pezzo è stato un lavoraccio! Mi ha preso oltre due ore di tempo, per non parlare di quale faticaccia. Comunque è andata, ho finito. Ho fatto la solita prova taglio foglio di carta con esito decisamente positivo. Ora, è una vera lama!




Proprio per questo motivo, d'ora in poi non potrò più maneggiarla in tranquillità, perchè mi butterebbe a terra due dita senza che neppure me ne accorga!
Eppure non ho ancora terminato, ho da farci il manico! E non sarà una passegiata. Quindi faccio in modo da poter lavorare senza avere contatto col tagliente, isolandolo. Prendo un tubicino di plastica e lo taglio a lunghezza del filo, poi lo seziono trasversalmente e lo applico sul filo, successivamente vado di nastro.


E' un buon metodo per proteggersi dal tagliente che assicuro, non perdona, ma anche per preservare la lama dai contatti accidentali con attrezzi che userò nelle successiva fasi.




Proprio per questo motivo, d'ora in poi non potrò più maneggiarla in tranquillità, perchè mi butterebbe a terra due dita senza che neppure me ne accorga!


E' un buon metodo per proteggersi dal tagliente che assicuro, non perdona, ma anche per preservare la lama dai contatti accidentali con attrezzi che userò nelle successiva fasi.
Sandro
Un giorno di fine estate un mio collaboratore di lavoro entra nel mio ufficio con un bellissimo pezzo di palissandro dicendomi: "ce l'ho da 30 anni, e quando me l'hanno dato ne aveva già 20. Non ho mai avuto un'idea buona per impiegarlo, forse tu troverai il modo di farci qualcosa". Eccolo:

Il palissandro è un legno dell'Africa equatoriale ed è piuttosto pregiato. Ha il colore del cioccolato, non so perchè ma ha anche il profumo del cioccolato, quando lo si lavora. E' durissimo, tanto da mettere a dura prova gli utensili. Ho pensato subito di farci manici per coltelli, e per ringraziare quest'amico del suo bellissimo regalo, gli donerò il coltello che ho in lavorazione.
La realizzazione del manico di un coltello non è cosa semplicissima, ed ora vedrete perché. Si comincia col tagliare le faccette a misura, grossolanamente. Io impiego una sega da banco hobbystica, ma lo si può fare anche con un comune segaccio (non per il palissandro...).

Per fare un manico, basta recuperare un legno duro, se poi è pregiato tanto di guadagnato... avremo anche una bella venatura. Basta tuttavia, soprattutto per chi inizia, avere essenze dure e lavorabili, per intenderci, va bene anche del faggio comune recuperato da un pallett, proprio come questo, che ha pure lo spessore adatto:

Chiaramente, da non considerare i legni teneri come abete o pino.
Per le lavorazioni di questi legni duri, mi proteggo per bene, perchè rilasciano nell'aria delle polveri terribili, mi concedete un selfie?

Dopo essermi accertato che il lato delle faccette che va a contatto con la lama sia in piano, me ne disegno la sagoma nella posizione desiderata:


Ora bisogna fare attenzione perchè bisogna forare le faccette. I fori, devono essere precisi, perchè i pins devono attaversare senza intoppo ma anche senza lasco, i tre strati. Un trapano a colonna, sarebbe l'ideale. Io finora ho fatto sempre a mano libera con risultati "accettabili". Oggi per la prima volta impiegherò questa guida trapano economica:

Metto la lama a farla combaciare sul disegno e faccio il primo foro:

Man mano che foro, inserisco i pins così da avere la certezza di non sfalsare nessun foro:


Successivamente, metto la seconda faccetta in posizione, aiutandomi con uno strettoio e pratico il primo foro a passare:

Inserisco i pins:

procedo fino a completare:


Prima di passare all'incollaggio, è necessario pulire bene le facce che andranno a contatto con il collante. In particolare, passo del diluente o acetone sulla lama.
Ora, posso finalmente incollare. Per questo, userò colla epossidica:








Credo la sequenza sia chiara ed i commenti sarebbero superflui, mi sono avvalso della collaborazione di mio figlio per scattare le immagini.








Dopo aver assemblato ed incollato, metto tutto in una piccola morsa, ma andrebbero bene anche tre o quattro strettoi:




Non mi resta che aspettare 24 ore. Poi potrò cominciare la lavorazione del legno che prevedo alquanto difficoltosa....
Perdonate la lungaggine....

Il palissandro è un legno dell'Africa equatoriale ed è piuttosto pregiato. Ha il colore del cioccolato, non so perchè ma ha anche il profumo del cioccolato, quando lo si lavora. E' durissimo, tanto da mettere a dura prova gli utensili. Ho pensato subito di farci manici per coltelli, e per ringraziare quest'amico del suo bellissimo regalo, gli donerò il coltello che ho in lavorazione.
La realizzazione del manico di un coltello non è cosa semplicissima, ed ora vedrete perché. Si comincia col tagliare le faccette a misura, grossolanamente. Io impiego una sega da banco hobbystica, ma lo si può fare anche con un comune segaccio (non per il palissandro...).

Per fare un manico, basta recuperare un legno duro, se poi è pregiato tanto di guadagnato... avremo anche una bella venatura. Basta tuttavia, soprattutto per chi inizia, avere essenze dure e lavorabili, per intenderci, va bene anche del faggio comune recuperato da un pallett, proprio come questo, che ha pure lo spessore adatto:

Chiaramente, da non considerare i legni teneri come abete o pino.
Per le lavorazioni di questi legni duri, mi proteggo per bene, perchè rilasciano nell'aria delle polveri terribili, mi concedete un selfie?

Dopo essermi accertato che il lato delle faccette che va a contatto con la lama sia in piano, me ne disegno la sagoma nella posizione desiderata:


Ora bisogna fare attenzione perchè bisogna forare le faccette. I fori, devono essere precisi, perchè i pins devono attaversare senza intoppo ma anche senza lasco, i tre strati. Un trapano a colonna, sarebbe l'ideale. Io finora ho fatto sempre a mano libera con risultati "accettabili". Oggi per la prima volta impiegherò questa guida trapano economica:

Metto la lama a farla combaciare sul disegno e faccio il primo foro:

Man mano che foro, inserisco i pins così da avere la certezza di non sfalsare nessun foro:


Successivamente, metto la seconda faccetta in posizione, aiutandomi con uno strettoio e pratico il primo foro a passare:

Inserisco i pins:

procedo fino a completare:


Prima di passare all'incollaggio, è necessario pulire bene le facce che andranno a contatto con il collante. In particolare, passo del diluente o acetone sulla lama.
Ora, posso finalmente incollare. Per questo, userò colla epossidica:








Credo la sequenza sia chiara ed i commenti sarebbero superflui, mi sono avvalso della collaborazione di mio figlio per scattare le immagini.








Dopo aver assemblato ed incollato, metto tutto in una piccola morsa, ma andrebbero bene anche tre o quattro strettoi:




Non mi resta che aspettare 24 ore. Poi potrò cominciare la lavorazione del legno che prevedo alquanto difficoltosa....
Perdonate la lungaggine....
Sandro
Scusa la curiosità, ma non è che bastava ribattere i pins senza usare la colla?
Te lo chiedo perché a me è capitato di rifare il manico a dei coltelli da cucina e, quando l'ho smontati,
non ho mai trovato traccia di colle, e il bloccaggio avveniva solo tramite ribattitura dei pins.
Posso avanzare l'ipotesi che in cucina sia vietato usare collanti, anche perché questi non reggerebbero in
lavastoviglie e comunque non sarebbero alimentari? :roll:
Te lo chiedo perché a me è capitato di rifare il manico a dei coltelli da cucina e, quando l'ho smontati,
non ho mai trovato traccia di colle, e il bloccaggio avveniva solo tramite ribattitura dei pins.
Posso avanzare l'ipotesi che in cucina sia vietato usare collanti, anche perché questi non reggerebbero in
lavastoviglie e comunque non sarebbero alimentari? :roll:
- mariobrossh
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con quella maschera mi sembri il Bane di Bataman Il Cavaliere Oscuro quando
dice "non interessavo a nessuno finché non ho messo la maschera"
http://www.youtube.com/watch?v=4be10FOX7Ig dal minuto 2.00
..........
bravo sandro ottimo tutorial, vediamo come rifili quelle guanciole
dice "non interessavo a nessuno finché non ho messo la maschera"
http://www.youtube.com/watch?v=4be10FOX7Ig dal minuto 2.00
..........
bravo sandro ottimo tutorial, vediamo come rifili quelle guanciole
Condividere un'idea è sempre una buona idea 
La stragrande maggioranza dei coltellinai ormai usa questo sistema. Le colle moderne bicomponente hanno una tenuta pazzesca e l'ho verificato io. Uno dei primi coltelli venuto male, ho pensato di provare a staccare le faccette proprio per verificarne la tenuta, be'.... l'ho massacrato con tutti i mezzi a mia disposizione, ma le faccette erano sempre li...giovanni ha scritto:Scusa la curiosità, ma non è che bastava ribattere i pins senza usare la colla?![]()
Te lo chiedo perché a me è capitato di rifare il manico a dei coltelli da cucina e, quando l'ho smontati,
non ho mai trovato traccia di colle, e il bloccaggio avveniva solo tramite ribattitura dei pins.
Posso avanzare l'ipotesi che in cucina sia vietato usare collanti, anche perché questi non reggerebbero in
lavastoviglie e comunque non sarebbero alimentari? :roll:
I pins praticamente migliorano la tenuta e contribuiscono all'estetica. Tuttavia, nessuno vieta di ricorrere alla ribattitura dei pins, ma è un rischio, devi essere davvero bravissimo col martello, non è affatto facile e se sbagli... butti via tutto.
Sandro